Martani
Tra la valle del Tevere e la Valle Umbra si interpongono i monti Martani I rilievi calcarei appenninici, terra di frontiera tra Bizantini e Longobardi prima, e tra le città di Todi, Spoleto e Foligno

Morfologia e paesaggio agrario
Tra la media valle del Tevere (a ovest) e la Valle Umbra (a est), si incunea una dorsale montuosa calcarea, dalle cime piatte e arrotondate e ricca di acque sotterranee: sono i Monti Martani, le cui ultime propaggini meridionali, più impervie, si affacciano sulla conca ternana. La piccola valle del Puglia solca trasversalmente i bassi rilievi settentrionali, mentre a sud la valle del Naia si apre tra versanti montuosi da un lato e colline più dolci dall’altro, separando i Martani dall’Amerino.
Se ci inoltriamo in questa zona interna, percorrendo la fitta rete di strade collinari che si allungano a mezza costa o sui crinali, lo scenario che sempre ci accompagna è la fitta e compatta coltre di boschi che ricopre i versanti montuosi, entro cui spesso emergono numerosi piccoli borghi e castelli. Al margine del bosco, gli uliveti ritagliano appezzamenti regolari ma discontinui, espandendosi in corrispondenza dei centri abitati, mentre nella collina coltivata spesso si notano superfici rimboschite con il ciliegio.
A nord, sulle propaggini collinari che degradano verso la Valle Umbra (Giano dell’Umbria e Gualdo Cattaneo, assieme a Montefalco), la presenza del vigneto si fa più intensa (Strada del Sagrantino), mentre sul bordo sud-occidentale della catena, caratterizzato da un’estesa formazione di travertino, lo sguardo viene attratto dai profondi squarci nelle pareti rocciose dovuti all’attività estrattiva o da estese superfici di bosco rado per l’intensa e recente ceduazione. In questa zona,  la presenza di importanti sorgenti minerali, già apprezzate dagli antichi romani, e dei notevoli complessi termali annessi (Terme di San Faustino, Amerino, Furapane), costituisce uno tra i più rinomati elementi di identità di questo paesaggio, elemento che condivide con la vicina San Gemini, punto di snodo verso la conca ternana.

Città e borghi
Molto meno nota è la storia politico-sociale di questo territorio, fatta di alterne vicende di sottomissione ma anche di autonomia: gravitante nell’orbita del potente ducato longobardo di Spoleto, di cui fu avamposto militare e strategico nei confronti dei Bizantini attraverso un diffuso incastellamento della zona; fece parte del potente feudo delle terre Arnolfe, a lungo conteso tra le città di Todi, Spoleto e Foligno nel periodo comunale; poi, tra vicende alterne, appartenne alla Chiesa, e fu per lungo tempo governato da una delle più illustri e prestigiose famiglie umbro-romane, quella dei Cesi. Testimonianza eccelsa del ducato dei Cesi è, innanzi tutto, l’impianto urbanistico di Acquasparta, incentrato sulla splendida dimora del palazzo nobiliare (Palazzo Cesi), edificato sui resti dell’antica rocca medievale, ma anche i vari interventi architettonici diffusi in altre realtà insediative dei Martani occidentali (come nel piccolissimo borgo di Portaria o nei castelli di San Terenziano e  Grutti).
Ma per avere solo un’idea dell’importanza strategica di questo territorio bisognerebbe visitare i numerosissimi borghi che costellano questo territorio. A partire dai castelli di poggio di Giano e Gualdo Cattaneo, di “frontiera” verso la valle Umbra, compatti e inseriti in una cornice paesistica dominata dagli ulivi; il primo, con la sua bellissima struttura circolare incentrata sulla piazza dominante; il centro di Gualdo, leggermente affusolato, su cui domina la torre cilindrica della possente fortezza quattro-cinquecentesca, tra le ultime architetture militari di un sistema assai diffuso di fortificazioni (Rocca dei Borgia, Barattano, Pomonte, Torri, il maniero di Speltara, per citarne solo alcuni).
Meritano attenzione, infine, il borgo medievale Massa Martana (ai piedi del monte Martano), dotato di mura turrite che avvolgono parzialmente l’abitato (con la sua nuova “veste” post terremoto) e lo separano da una periferia discontinua e sparsa, entro la quale emergono i volumi di alcuni estesi impianti produttivi.

Testimonianze romane ed architetture religiose
Se si vogliono identificare le radici più antiche dell’insediamento nell’area dei Martani, bisogna risalire alla diffusa presenza nell’area di popolazioni italiche (numerosi sono i siti d’altura, a volte difesi da uno o più fossati), ma soprattutto ai processi della colonizzazione romana. Ne costituisce testimonianza eccellente il tracciato occidentale della via consolare Flaminia (che congiungeva Roma con la costa Adriatica settentrionale), qui ancora ampiamente riconoscibile dai lunghi rettifili (a tratti alberati) che corrono prevalentemente nella campagna o ai margini dei centri di Acquasparta e Massa Martana; in questo tratto a nord di Carsulae (nella conca ternana), la sua presenza è segnata da numerosi e talvolta spettacolari manufatti: l’ardita e integra ingegneria del Ponte Fonnaia; i resti delle arcate del ponte su cui è stata edificata la chiesa romanica di San Giovanni de Butris; la singolare muratura di quello che era forse uno dei più antichi ponti della Flaminia Umbra (sul fosso di valle Petrosa, nei pressi di Acquasparta), assieme all’unica testimonianza rinvenuta in Umbria di un interessante cimitero cristiano sotterraneo (le catacombe di Villa S. Faustino), con la soprastante basilica.
Ma i segni della presenza romana rivivono anche nelle numerose architetture religiose, che si presentano allo sguardo isolate o ai margini dei centri abitati: edifici sorti su preesistenze romane, come, il complesso di S. Maria in Pantano, appena fuori da Massa Martana, tra le più antiche chiese umbre, edificata in corrispondenza di una stazione di sosta lungo la Flaminia (attorno a cui si sviluppava l’abitato di Vicus Martis);

oppure edifici che riutilizzano materiali di spoglio provenienti da vicini edifici romani, come avviene per l’Abbazia di Santi Fidenzio e Terenzio, per l’Abbazia di San Faustino e l’Abbazia di Viepri: tutte testimonianze, assieme ad altre (Abbazia di S. Felice, Abbazia di San Terenziano, Monastero di Sant’Illuminata) della presenza, particolarmente fitta in questo territorio, di comunità benedettine. 

A cura di Sandra Camicia
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