Valle Umbra

Tra Spoleto e la confluenza del fiume Chiascio nel Tevere, in corrispondenza di Torgiano (poco al di sotto di Perugia), si estende il bacino idrografico della Valle Umbra (o Valle Spoletana), fondo alluvionale della grande diramazione dell’antico lago Tiberino (circa tre milioni di anni di anni fa).
Siamo nella piana intermontana più ampia della regione. La valle si allunga in direzione nordovest sudest tra le dorsali montuose, solcata da una rete idrografica molto sviluppata (Maroggia, Tessino, Clitunno, Teverone, Topino e Chiascio) e ricca di acque torrentizie provenienti dai massicci calcarei della dorsale appenninica.
Un paesaggio geograficamente unitario, ma diversamente modellato e rimodellato nel corso della storia da una molteplicità di eventi e vicende sociali, politiche e militari, di cui rimangono testimonianze imponenti o solo tracce sopravvissute alle profonde trasformazioni territoriali.

La pianura e le acque
La storia della Valle Umbra è indissolubilmente legata alla più difficile e impegnativa opera di bonifica che sia mai avvenuta nella regione. Basta guardare l’andamento rettilineo e parallelo dei corsi d’acqua, gli alti e robusti argini che li accompagnano per lunghissimi tratti nella campagna, il reticolo di canali e fossi a questi collegati, per immaginare l’imponente opera di sistemazione idraulica compiuta nel corso dei secoli: un’opera non organica, spesso inefficace, costellata di conflitti e di particolarismi municipali, che ha visto susseguirsi innumerevoli interventi di prosciugamento di aree paludose, di deviazione e arginatura dei corsi d’acqua per impedire le frequenti inondazioni causate dalla loro natura torrentizia, ma anche dal progressivo disboscamento dei versanti.
Ma quando si osserva questo paesaggio faticosamente “sottratto alle acque”, non si può non pensare alla storia del loro largo impiego, a partire dal medioevo, nelle piccole attività manifatturiere rurali e urbane: occorre allora andare a ricercare le testimonianze rimaste nei borghi e nei centri storici della piana (talvolta solo nella toponomastica), del sistema idraulico che serviva i mulini da grano e da olio, le fabbriche di cera e i vivai di ulivi e gelsi (a Foligno), le cartiere e le telerie (più di settecento nel piccolo borgo di Bevagna). Un sistema di distribuzione delle acque (di cui le mura costituivano un elemento-chiave), in rapporto al quale queste realtà urbane medievali organizzarono la loro stessa forma e struttura, al punto che gli storici le hanno definite “piccole Venezie”.

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