Eugubino
La conca eugubina
Risalendo da Perugia le colline boscose e raramente edificate, che si dispiegano a oriente della Valle del Tevere, lungo la via eugubina, si giunge, dopo aver valicato il Monte Urbino, a dominare con lo sguardo l’ampia conca di Gubbio, chiusa dal rilievo della montagna calcarea, presidiata dalla presenza umana fin dalla preistoria. Nette appaiono le profonde gole che separano i tre monti (come la gola del Bottaccione, luogo di eccezionale interesse geologico, ambientale, paleontologico e storico), lungo le quali si allungano antichi percorsi di comunicazione con l’Adriatico, verso terre sulle quali un tempo si estese l’influenza e il dominio di Gubbio.
Terra di emigrazione, l’Eugubino ha sempre sofferto a causa del il suo isolamento e delle condizioni ambientali sfavorevoli.
Emergenze del paesaggio
Da lontano, è la scenografica figura della città medievale di Gubbio, quasi scolpita nella montagna e affacciata sull’ampia piana sottostante, a catturare l’attenzione.
Altri capisaldi visivi, testimonianze della storia antica ma anche del volto moderno della città, emergono nel paesaggio: la basilica di San Ubaldo inerpicata sulla parete del monte Ingino, sovrastante il centro antico; più in basso, la linea integra della cerchia muraria che cinge a nord la città; gli eremi di S. Girolamo e San Ambrogio, a mezza costa sui due rilievi che la fiancheggiano. Nel fondovalle, sulla direttrice viaria verso nord, spicca la mole di cementificio, importante espressione della presenza industriale in un’area che conserva ancora un’economia agricola.
Qui, nella piana, si è sviluppata la città moderna: un rigonfiamento ai piedi del centro antico da cui si dipartono due lunghi “bracci” edificati, che si aprono a nastro al bordo della conca, e blocchi quasi continui di costruzioni poggiati sulla via eugubina che taglia trasversalmente il fondovalle
All’orizzonte, sullo sfondo di questo scenario, le vette spoglie del Monte Cucco e del Monte Catria indicano già l’inizio delle Marche.
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