Ternano
Terni, denominata a fine Ottocento la «Manchester italiana», e successivamente assunta dalla retorica fascista come la «città dinamica», deve la sua attuale immagine all'insediamento, nell'ultimo...

Collocazione geografica
A sud della regione, al confine con l’alto Lazio, tra i rilievi calcarei, si apre all’interno del bacino idrografico del Nera-Velino, l’ampia conca ternana, un territorio ad elevata densità demografica, sede del più imponente e concentrato sviluppo industriale che l’Umbria ha conosciuto dalla fine dell’800, imperniato sui poli di Terni e Narni.

Morfologia
Le ultime propaggini dei monti Sabini dividono il ternano dalla conca di Rieti, mentre a nord, la cellula estrema dei monti Martani, con la vetta piramidale e nettamente emergente del Monte Maggiore, delimita la piana, affacciandosi su di essa con una netta rottura di pendio. A sud-est, aspre pareti rocciose segnano l’inizio della Valle del Nera. Un sistema di colline più dolci, invece, separa la conca dall’area di Todi (Tuderte), verso nord ovest.
Per tutta la sua ampiezza, la piana è attraversata dal corso tortuoso del fiume Nera: dopo essere sceso impetuoso attraverso una valle stretta e profonda (Valnerina), aver raccolto le acque del Serra e il copioso tributo del Velino, che gli giunge superando il dislivello della cascata delle Marmore, il Nera scorre da est a ovest in un alveo stretto e profondo, fiancheggiato da un esile vegetazione ripariale; costeggia a sud l’abitato di Terni, quasi scomparendo tra i capannoni industriali; poi, arricchito da altri affluenti,  esce dalla conca tagliando una gola rocciosa sotto lo sperone montuoso di Narni, dirigendosi verso il Tevere.

I monti e la collina
Straordinariamente vario appare il paesaggio della conca ternana.
Sui versanti montuosi sono i boschi di lecci e, a quote più basse, le estese fasce olivate a dominare il paesaggio, interrotte dai seminativi arborati e da frange boscate, che talvolta hanno invaso l’uliveto. Basti osservare, percorrendo il raccordo autostradale Orte-Terni, la lunga fascia pedemontana a settentrione che si affaccia sulla conca (tra Cesi, Piedimonte e Colle dell’Oro), dove, tra l’altro, una recente edificazione puntiforme e isolata ha infittito la presenza di ville gentilizie e dimore di campagna storiche.
Osservando la collina meridionale, invece, l’attenzione è attratta non solo dalla presenza di numerose macchie boschive, ma anche dalla rete movimentata e fitta di filari e siepi, lungo le strade poderali o sui confini dei campi, e, soprattutto, dai diffusissimi lembi di campi coltivati con seminativi misti a colture arboree (la vite o l’ulivo): residuo di un’agricoltura tradizionale (e povera) e presenza più che singolare in un territorio fortemente plasmato dall’industria.
Qui, inoltre, l’edificazione, prevalentemente residenziale, si è sviluppata lungo le strade, formando  esili “filamenti” piuttosto continui. Lungo la valle fluviale dell’Aia, nel territorio di Narni e Stroncone, infine, spicca, tra i campi che conservano svariati esempi di vite maritata, l’ampia fascia di vegetazione ripariale, i prati palustri e l’estesa superficie acquea di un bacino artificiale (Recentino), divenuta zona umida di notevole importanza.

La piana
Nella piana alluvionale, un’estesa edificazione residenziale e industriale ha formato ampie ed eterogenee trame urbanizzate, spesso lineari, che si addossano alle principali vie di comunicazione, ma anche alla rete minore della viabilità. Entro queste maglie disperse e larghe dell’edificazione, si insinuano spazi rurali coltivati, ma anche relitti di boschi planiziali, una rete fitta di canali irrigui, recenti o di origine storica. A ovest della periferia industriale di Terni, è ancora possibile individuare, osservando attentamente il disegno regolare della rete interpoderale, tracce della centuriazione, che, assieme al tracciato rettilineo della strada consolare Flaminia, costituiscono solo alcune delle numerose e straordinarie testimonianze storiche della presenza romana nell’area (la città romana di Carsulae, il maestoso Ponte di Augusto sul Nera, l’acquedotto di Narni).
Alle estremità occidentale e orientale della piana (ai piedi del centro antico di Narni e nella periferia est di Terni), le principali concentrazioni produttive dominano il paesaggio.
Molti di questi impianti sono oggi in disuso e dismessi, ma rappresentano un eccezionale documento archeologico della storia dell’industria italiana e offrono esempi interessanti di architettura d’avanguardia. Parte di queste aree sono state già recuperate per nuove attività scientifiche, culturali e ricreative (come la fabbrica di carburo di Papigno, le ex officine Bosco e l’ex stabilimento Siri), e sono il segno del nuovo futuro terziario di Terni e della conca.

Il paesaggio delle acque e dell’energia
Il paesaggio del ternano deve gran parte della sua identità alle acque: una realtà complessa e unica, attraverso la quale si può leggere l’evoluzione sociale ed economica  di questo territorio.
A cominciare dalle cascate delle Marmore, meta di tanti viaggiatori stranieri, simbolo romantico del bel paesaggio italiano: in quei tre spettacolari salti d’acqua (oggi attivi solo nei giorni festivi), si condensa una storia plurisecolare, da quando nel III secolo a.C. fu realizzata artificialmente dai romani, mediante l’escavazione di un canale che convogliava le acque del Velino nel Nera, impedendo l’impaludamento della piana di Rieti, ma causando frequenti inondazioni nella conca di Terni; fino all’imprigionamento delle sue acque nelle condotte forzate, all’inizio del ‘900, per generare energia elettrica e per consentire lo sviluppo del grande complesso siderurgico e chimico di Terni.
Ma il paesaggio delle acque del Ternano, espressione di una storia costellata di conflitti e contrasti, va molto oltre. Comprende tutte le numerose opere idrauliche, edifici di presa, bacini di decantazione, dighe mobili, imponenti condotte forzate, che, assieme alle centrali idroelettriche e alle reti di distribuzione, segnano in modo così netto e singolare il territorio all’imbocco della Valnerina. Comprende altresì il lago di Piediluco, suggestivo specchio d’acqua diventato lago-serbatoio con una funzione di compensazione del complesso sistema idrico, attraverso il lungo canale di derivazione dal Medio Nera.

Proprio in questo territorio, la storia delle acque vede altresì un momento storico eccezionale, con la costruzione nel 1870 della prima grande infrastruttura per uso industriale sino ad allora mai realizzata: il canale Nerino, costruito per l’insediamento della Fabbrica d’Armi, che è stato interrato come molti altri nel secondo novecento. Andando ancora indietro nel tempo, gli antichi canali artificiali, colmatori e irrigatori, alcuni risalenti anche all’epoca romana, ripristinati e migliorati nel ‘700 al servizio dei numerosi piccoli opifici sorti nell’antico abitato di Terni e nella piana: mulini da grano e da olio, concerie, filande, fornaci, di cui rimane qualche traccia solo nella toponomastica locale.

Infine, il paesaggio delle acque nel Ternano è fatto dalle sue rinomate fonti termali, già conosciute dagli antichi romani, nonché dagli antichi ponti (Calamone, Caldano, del Toro, di Augusto) realizzati per superare il corso dei fiumi.

L’insediamento antico
L’industria e l’energia hanno plasmato il volto moderno della conca e della città di Terni: fabbriche, borghi operai, infrastrutture tecnologiche.
Ma la storia antica dell’insediamento umano nell’area è comunque ricca di tracce e di persistenze.
I grandi segni rimasti dell’impero romano (la città di Carsulae); le torri di avvistamento (come quelle dislocate sul crinale dei monti di Cesi) e i numerosi borghi medievali che si affacciano, isolati e compatti, sulla piana. Questi insediamenti sono sorti sugli speroni rocciosi (come Narni, Stroncone, S. Gemini) oppure distesi e incastonati nel pendio (come Cesi), spettacolare punto di osservazione sulla conca (assieme ai borghi di Miranda e Collescipoli); sono stati poi rinforzati da sistemi difensivi imponenti, come le Rocche Albornoziana di Narni e di Piediluco. Studiandoli attentamente si può notare come essi siano, spesso, in reciproco rapporto visivo, secondo una strategia militare di difesa basata sulla “triangolazione ottica”.
Presenze altrettanto significative sono le abbazie benedettine (S. Michele A., S. Cassiano) dell’XI-XII secolo, ma anche più antiche (come S. Nicolò e S. Benedetto in Fundis), dislocate e quasi tutte allineate a controllo della strada consolare Flaminia, lungo il cosiddetto “corridoio bizantino” (che collegava Roma a Ravenna insinuandosi tra i territori longobardi della Tuscia e il Ducato di Spoleto), in taluni casi veri e propri presidi strategici.
E, infine, le ville di campagna sei-settecentesche, residenza extraurbana della nobiltà ternana, con vista panoramica sulla piana dalla più fresca collina di Piedimonte e di Colle dell’Oro (Villa Manassei, ad esempio), in gran parte rimaneggiate nel corso del tempo, assieme a bellissimi esempi di ville di gusto eclettico di fine ottocento (Villa Fongoli), fatte realizzare dalle nuove figure emergenti della borghesia terziaria e industriale ternana.

A cura di Sandra Camicia

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